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Maria di Migdal

Maria di Migdal è la prima a dare la notizia.
Sveglia di buonora, la mattina dopo il sabato, va al sepolcro.
Non occorre che corra.
Correrà il discepolo giovane Giovanni, il quarto evangelista, e si
vanterà di aver preceduto il capo dei dodici, il più testardo e
tardo e peccatore di tutti, Simone detto Pietro.
I due uomini non si fidano di una notizia data da una donna.
Seppure la donna più vicina al Rabbi. Quella che non l’ha mai
tradito (a differenza di Pietro, il tre volte rinnegatore).
Non c’è da fidarsi delle donne. Sono emotive e credule. Chissà
che cosa ha visto. Chissà che cosa si inventa. Però alla
Maddalena un po’ di credito bisogna concederlo. Meglio andare
a vedere.

Paradossale, ma umanissimo – nel senso di umano, troppo
umano, come siamo noi, da David in giù – il fatto che a nessuno
venga in mente la profezia del Signore. Se anche distruggessero
il santo tempio di Gerusalemme la santa, in tre giorni lo
riedificherò. Resusciterò. Starò sempre con voi, fino alla fine dei
tempi.
La pietra tombale messa dal pio Giuseppe di Arimatea non è
l’ultima parola. Sarà rimossa. Polverizzati, dispersi nel vento, i
soldati romani di guardia, ultimo omaggio del governatore che
non ha avuto il coraggio di salvare un innocente.
Maria di Migdal, o di Magdala o Maddalena, dà la notizia e
neppure lei capisce. Secondo Giovanni era sola. Secondo Luca,
c’erano anche la Maria madre di Giacomo e una certa Giovanna.
Ma neppure loro decodificano, interpretano la spiazzante

Maddalena, particolare del dipinto di Giovanni Bellini, “Madonna con Bambino tra le sante Caterina e Maria Maddalena”, Galleria dell’Accademia, Venezia

assenza del corpo amato.
I teli ripiegati accuratamente, come da mano di donna. Come mani di donna l’avevano lavato e profumato. Il corpo sparito. Quel corpo schiantato, assente.
Gliel’hanno rubato, il Rabbi, a Maria di Migdal. Ma lei sente che non è una notizia qualunque. Che c’è profumo di miracolo, di resurrezione, di ricominciamento.

Maria di Migdal me la immagino saggia e appassionata. Gli occhi penetranti. Me la immagino mediorientale e mediterranea, come la meravigliosa Olivia Hussey che fu Giulietta di Verona e Maria di Nazareth per Zeffirelli.
Due ruoli che bastano a due vite di attrice. O come l’ultima Maddalena del cinema, Rooney Mara. Non riesco a non immaginarla bella, la donna che fu più vicina al bel figlio del falegname. Ma me la posso immaginare anche fiamminga, come l’ha raffigurata il veneziano Bellini, con boccoli biondi e sguardo trasognato, una fiamminga fiamma spenta. O forse solo sopita. Compìta. Stupita.
I suoi occhi comunuque hanno visto. Lei, a differenza di Pietro e di Tommaso, maschi tagliati giù con l’accetta, callosi e rudimentali, crede ai suoi occhi. Eccome, ci crede. Non capirà, ma crede.
E così Maria di Migdal, la grande innamorata, correndo giù dal sepolcro al covo degli apostoli, col cuore in gola, per un attimo prova un’aritmia felice. Per un attimo, non vista da nessuno se non forse dall’invisibile e inafferrabile padre del Rabbi, come una giovane cronista che corre dal direttore con la prima grande esclusiva, per un attimo Maria di Migdal intuisce e sorride.
“Hanno rubato il Signore” annuncia agli apostoli parlando la lingua semplice dei pescatori, quella che capisce perfino Pietro, il testone. Ma dentro di lei sa che avrebbe voluto dire, cantando in festa, in una liberazione pasquale, “Il Rabbi è volato via. Leggero come un angelo, bello come un giovane dio, inafferrabile come un soffio di vento, invisibile come il profumo dell’amore. Il Rabbi è vivo. Il Rabbi è libero. Hanno ammazzato il Rabbi ma il Rabbi è vivo”.
Per forza che, dentro di sé, la Maria di Migdal ci crede. Certo che la Maria innamorata sorride.